Mercoledi 07 Marzo 2018
Regia: Roberta Torre
Orari: 15.30 – 17.30 – 19.30 – 21.30

In un Fantastico Regno alle porte di una città di nome Roma, vive in un decadente Castello la Nobile Famiglia Mancini, stirpe di alto lignaggio che gestisce un florido traffico di droga e di malaffare. Qui, Riccardo Mancini è da sempre in lotta con i fratelli per la supremazia e il comando della famiglia, dominata dagli uomini ma retta nell’ombra dalla potente Regina Madre, grande tessitrice di equilibri perversi. Tornato a casa dopo un lungo ricovero in un ospedale psichiatrico, Riccardo inizia a tramare per assicurarsi il possesso della corona, assassinando chiunque ostacoli la sua scalata al potere.
Riccardo Mancini altri non è che lo shakespeariano Riccardo III rivisitato ‘alla maniera di’ Roberta Torre. La tragedia che vede al centro il temibile re ha suscitato sin dal 1908 l’attenzione della Settima Arte e la regista ne è così consapevole da proporre, nel pressbook, un excursus sulle varie letture che il cinema ha dato del testo.
Perché allora tornare ad occuparsi di chi esordisce con la frase divenuta un cult “L’inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York”? Perché Riccardo III si presta a una pressoché infinita gamma di contaminazioni e la contaminazione è la cifra stilistica preferita dalla regista. Se dovessimo accostare questo film a uno di quelli che lo hanno preceduto potremmo affiancargli la rilettura che Richard Loncraine ne fece nel 1995 ambientandolo in un’immaginaria Gran Bretagna fascista degli Anni Trenta. Torre però è più interessata a un presente che fa dell’astrazione il suo punto di forza riuscendo così a mostrare le varie facce della corruzione e del degrado.
La regista di quel Tano da morire di cui molti film (Ammore e malavita compreso) sono in varia misura debitori riesce, sin dalle prime sequenze, a rendere quasi tangibile, fisica la decomposizione di un mondo che sintetizza, avvalendosi anche della cifra del grottesco, il lato oscuro della nostra società. Massimo Ranieri si cala nei panni e nel corpo di un Riccardo che vuole vendicare le violenze subite fin dall’infanzia con un’adesione che gli avevamo già visto mettere in atto nell’interpretazione di Pier Paolo Pasolini in La macchinazione.
Il suo incedere, il suo eloquio, il suo cantare ci offrono un Riccardo III del tutto originale. Il suo ‘cantare’ dicevamo perché, grazie alla collaborazione con Mauro Pagani, Roberta Torre torna al musical che ama e mette in bocca al suo re versi come “E io, che in tempo di pace/ nulla e niente so fare/ se non star nascosto/ nell’ombra a guardare” con i quali torna a guidare un gruppo di temibili soggetti che hanno trascorso il tempo dell’attesa del suo ritorno in un oscuro underground. Contro di lui svetta una Sonia Bergamasco/Regina Madre spietatamente incartapecorita sul cui volto ogni ruga si trasforma in segno malevolo e funesto.

Giancarlo Zappoli (Mymovies.it).